Workshop fotografia editoriale fashion: Ecco come è andata

“Pandemic Workshop”, così potremmo ribattezzare il primo “Workshop di Fotografia Editoriale Fashion” organizzato da Shooting Verona.
In una domenica di fine ottobre 2020, un modo per dare un impulso positivo a questi tempi lavorativamente incerti c’è: investire tutto sull’espansione delle proprie competenze e lanciarsi a capofitto in una nuova avventura, in una strada poco battuta. 
A fare da guida nel mondo della fotografia fashion c’è Costantino Costa, fotografo professionista da oltre trent’anni, posing coach, autore di numerosi editoriali in altrettanto famose testate: Vogue Sposa, Harpers Bazaar, Corriere della Sera, La Repubblica. Un curriculum infinito, clienti prestigiosi, marchi solidi: ce ne sarebbe a sufficienza per montarsi la testa e guardare il mondo da un piedistallo.
E invece no: Costantino ha i piedi ben piantati per terra, un piglio deciso e la battuta pronta. Arriva da Milano di buon’ora, accoglie i sei corsisti e comincia a distribuire aneddoti, a condividere esperienze, a smontare miti e false teorie.  
Nel giro di poco ha coinvolto tutti: al momento di spiegare come si organizza un servizio editoriale, ognuno ha la penna in mano e scrive in gran velocità sul blocco appunti. 
Pure io, che sono la truccatrice, ma che mi trovo a far scorrere la biro sulla mia agenda, perché mica capita tutti i giorni di poter ascoltare chi ha fotografato una Miss Italia, o che ha realizzato una campagna per le riviste di moda che compro ogni settimana. 
Ascolto con attenzione perché è proprio quello che si fa in una squadra: comunicazione in ottica di collaborazione per un progetto comune. 
Ed è proprio questo che Costantino ripete: per realizzare un ottimo editoriale non basta la tecnica. Serve che tutte le figure coinvolte nel servizio vadano nella stessa direzione: fotografo, modella, truccatrice, stilista, hairstylist, brand. 

“Pandemic Workshop”, così potremmo ribattezzare il primo “Workshop di Fotografia Editoriale Fashion” organizzato da Shooting Verona.In una domenica di fine ottobre 2020, un modo per dare un impulso positivo a questi tempi lavorativamente incerti c’è: investire tutto sull’espansione delle proprie competenze e lanciarsi a capofitto in una nuova avventura, in una strada poco battuta. A fare da guida nel mondo della fotografia fashion c’è Costantino Costa, fotografo professionista da oltre trent’anni, posing coach, autore di numerosi editoriali in altrettanto famose testate: Vogue Sposa, Harpers Bazaar, Corriere della Sera, La Repubblica. Un curriculum infinito, clienti prestigiosi, marchi solidi: ce ne sarebbe a sufficienza per montarsi la testa e guardare il mondo da un piedistallo.E invece no: Costantino ha i piedi ben piantati per terra, un piglio deciso e la battuta pronta. Arriva da Milano di buon’ora, accoglie i sei corsisti e comincia a distribuire aneddoti, a condividere esperienze, a smontare miti e false teorie.  Nel giro di poco ha coinvolto tutti: al momento di spiegare come si organizza un servizio editoriale, ognuno ha la penna in mano e scrive in gran velocità sul blocco appunti. Pure io, che sono la truccatrice, ma che mi trovo a far scorrere la biro sulla mia agenda, perché mica capita tutti i giorni di poter ascoltare chi ha fotografato una Miss Italia, o che ha realizzato una campagna per le riviste di moda che compro ogni settimana. Ascolto con attenzione perché è proprio quello che si fa in una squadra: comunicazione in ottica di collaborazione per un progetto comune. Ed è proprio questo che Costantino ripete: per realizzare un ottimo editoriale non basta la tecnica. Serve che tutte le figure coinvolte nel servizio vadano nella stessa direzione: fotografo, modella, truccatrice, stilista, hairstylist, brand. 
Locandina con Sara, modelle del workshop
“Pandemic Workshop”, così potremmo ribattezzare il primo “Workshop di Fotografia Editoriale Fashion” organizzato da Shooting Verona.In una domenica di fine ottobre 2020, un modo per dare un impulso positivo a questi tempi lavorativamente incerti c’è: investire tutto sull’espansione delle proprie competenze e lanciarsi a capofitto in una nuova avventura, in una strada poco battuta. A fare da guida nel mondo della fotografia fashion c’è Costantino Costa, fotografo professionista da oltre trent’anni, posing coach, autore di numerosi editoriali in altrettanto famose testate: Vogue Sposa, Harpers Bazaar, Corriere della Sera, La Repubblica. Un curriculum infinito, clienti prestigiosi, marchi solidi: ce ne sarebbe a sufficienza per montarsi la testa e guardare il mondo da un piedistallo.E invece no: Costantino ha i piedi ben piantati per terra, un piglio deciso e la battuta pronta. Arriva da Milano di buon’ora, accoglie i sei corsisti e comincia a distribuire aneddoti, a condividere esperienze, a smontare miti e false teorie.  Nel giro di poco ha coinvolto tutti: al momento di spiegare come si organizza un servizio editoriale, ognuno ha la penna in mano e scrive in gran velocità sul blocco appunti. Pure io, che sono la truccatrice, ma che mi trovo a far scorrere la biro sulla mia agenda, perché mica capita tutti i giorni di poter ascoltare chi ha fotografato una Miss Italia, o che ha realizzato una campagna per le riviste di moda che compro ogni settimana. Ascolto con attenzione perché è proprio quello che si fa in una squadra: comunicazione in ottica di collaborazione per un progetto comune. Ed è proprio questo che Costantino ripete: per realizzare un ottimo editoriale non basta la tecnica. Serve che tutte le figure coinvolte nel servizio vadano nella stessa direzione: fotografo, modella, truccatrice, stilista, hairstylist, brand. 
Locandina con Alessia, modella del workshop

Nel frattempo l’aria frizzante lascia posto ad un sole più caldo, e i fogli dei quaderni si ricompongono ordinati sul tavolo: è quasi ora di pranzo, e il vantaggio di essere in una cantina, con una bella giornata autunnale, è proprio quello di potersi fermare e godersi il panorama, il buon cibo e il buon vino. 
Siamo ospiti della Cantina Mizzon, in Valpolicella e mentre in cucina fervono i preparativi, Brando, il pastore tedesco mascotte cammina avanti e indietro tra i corsisti, si stende a prendere il sole, osserva gli insetti che volano. 
Ma prima della pausa pranzo, c’è da organizzare il lavoro. 
Costantino porta i suoi allievi in tutta la cantina, in cerca degli angoli più interessanti per scattare, e spinge i corsisti ad immaginare le loro foto. 
Ma conoscere la location è solo il primo elemento. Occorre capire che tipo di abiti abbinare alle due modelle, dove collocarle, che tipo di trucco effettuare, se lavorare per contrasto o per assonanza. 
All’interno della cantina gli abiti attendono ordinati di essere scelti, toccati, ponderati: tante voci si sovrappongono, tanti dubbi escono.
Sara, una delle due modelle, va avanti e indietro per provare gli abiti, mentre
Alessia, modella e titolare di Metrò Garda, negozio che ha fornito i vestiti, divide la collezione estiva da quella invernale e spazza via ogni problema. 
I piatti stanno per uscire dalla cucina ma rimane fuori il trucco. Prima di pranzo si deve deciderlo assolutamente.

Costantino mi si avvicina e mi dice che è il mio turno. Mi parla di un solo makeup per entrambe le modelle. Io obietto: “eh ma una la devo contrastare più dell’altra”. 
Mi risponde che lo sa, e sa anche quale: mi stupisco. Di solito è gran difficile che un fotografo sappia esattamente cosa intendo quando dico “contrastato”. 
Decidiamo di chiedere ai corsisti quale delle due modelle avremmo dovuto contrastare di più con il trucco. Segue una discussione interessante, in cui insieme li guidiamo al ragionamento: capire che tipo di makeup serve per un servizio fotografico è fondamentale anche per i fotografi e i nostri consigli sono un bagaglio che sarà utilissimo anche per i set futuri. 
Nel frattempo i tavoli sono pronti e apparecchiati ed ognuno si sistema a distanza dall’altro. La pandemia ha cambiato la socialità, ed ora tra i tavoli si scherza: “se devo parlarti ti chiamo al telefono”, tanto siamo tutti distanziati. 
Ma il buonumore non si perde, ci si scambia qualche battuta finché non sprofonda il silenzio, il cibo è talmente buono che parla da sé.
Nicola, il titolare della cantina Mizzon, ogni tanto sbuca dalla cucina con il suo maglioncino blu elettrico e la mascherina nera con il logo dell’azienda, raccontando la storia e la provenienza di quel che mangiamo e beviamo. I suoi colori freddi e decisi contrastano con le sfumature calde e sabbiate delle vigne, delle foglie aranciate e dei muri rossastri e rustici: d’altro canto è proprio il contrasto, il filo conduttore di questo workshop. 
Le raccomandazioni di Costantino si propagano tra i tavoli: “pensate a come vi organizzerete il lavoro dopo”. 
Io intanto mi alzo da tavola e vado a prepararare la mia postazione:  igienizzo il tavolo, igienizzo di nuovo i miei strumenti, copro con un telo il ripiano su cui appoggerò le mie cose, mi faccio allestire le luci, dispongo tutto ordinatamente. 
Quando si siede la prima modella, Sara, indosso la mia tenuta da astronauta: accanto alla mia divisa da lavoro, i miei occhiali e la mia mascherina ffp2, l’igienizzante delle mani,  aggiungo la visiera.
La trasformazione è completa, e con il respiro dimezzato comincio a lavorare, mentre da fuori si sentono gli echi di Costantino che spiega proprio le luci.
I rumori sono ovattati, faccio un chiacchiera con Sara, è tutto tranquillo. Ogni tanto qualcuno entra, qualcuno esce. 
Fino a che Costantino piomba in sala e mi chiede quali sono i miei tempi. 
Dei venti minuti che mi servono me ne dà otto. 
Non mi spavento, dopo sette anni di lavoro nel campo se c’è una cosa che ho imparato è proprio la velocità. Metto il turbo e libero Sara che in un lampo si veste ed esce. 
Entra Alessia e mi viene data mezz’ora per uno smokey eyes deciso da abbinare ad un abito lungo e quasi da fiaba fucsia. 
La preparo in venticinque minuti: ho preso il ritmo. 

Nel frattempo i corsisti si spalmano in ogni angolo e scattano, scattano e scattano. Ogni tanto si sente qualche no deciso, si avverte qualche cambio di rotta. 
Ma ogni domanda ha la sua risposta, ogni fotografo viene seguito e supportato. 
Costantino è un insegnante severo ma non si risparmia nel dare consigli, nel svelare segreti, nell’impartire lezioni importanti. 
Le ore si susseguono veloci e il sole lascia lo spazio all’imbrunire. 
La stanchezza si fa sentire, ma la soddisfazione generale è alle stelle, soprattutto alla consegna degli attestati: un pezzo di carta che segna un passo avanti nel proprio percorso, nei propri obiettivi e nella propria storia di vita. 

“Pandemic Workshop”, così potremmo ribattezzare il primo “Workshop di Fotografia Editoriale Fashion” organizzato da Shooting Verona.In una domenica di fine ottobre 2020, un modo per dare un impulso positivo a questi tempi lavorativamente incerti c’è: investire tutto sull’espansione delle proprie competenze e lanciarsi a capofitto in una nuova avventura, in una strada poco battuta. A fare da guida nel mondo della fotografia fashion c’è Costantino Costa, fotografo professionista da oltre trent’anni, posing coach, autore di numerosi editoriali in altrettanto famose testate: Vogue Sposa, Harpers Bazaar, Corriere della Sera, La Repubblica. Un curriculum infinito, clienti prestigiosi, marchi solidi: ce ne sarebbe a sufficienza per montarsi la testa e guardare il mondo da un piedistallo.E invece no: Costantino ha i piedi ben piantati per terra, un piglio deciso e la battuta pronta. Arriva da Milano di buon’ora, accoglie i sei corsisti e comincia a distribuire aneddoti, a condividere esperienze, a smontare miti e false teorie.  Nel giro di poco ha coinvolto tutti: al momento di spiegare come si organizza un servizio editoriale, ognuno ha la penna in mano e scrive in gran velocità sul blocco appunti. Pure io, che sono la truccatrice, ma che mi trovo a far scorrere la biro sulla mia agenda, perché mica capita tutti i giorni di poter ascoltare chi ha fotografato una Miss Italia, o che ha realizzato una campagna per le riviste di moda che compro ogni settimana. Ascolto con attenzione perché è proprio quello che si fa in una squadra: comunicazione in ottica di collaborazione per un progetto comune. Ed è proprio questo che Costantino ripete: per realizzare un ottimo editoriale non basta la tecnica. Serve che tutte le figure coinvolte nel servizio vadano nella stessa direzione: fotografo, modella, truccatrice, stilista, hairstylist, brand. 
Corsisti e modelle a fine corso


Mentre libero la mia postazione da lavoro e mi tolgo la tenuta da astronauta, ripenso a questi strani tempi e mi chiedo come e dove andremo a finire. 
Se saremo in grado di fronteggiarli, se sapremo ricavarci qualcosa di utile, se davvero ne usciremo meglio di prima. 
Poi alzo lo sguardo e vedo nuove scintille, nuovi stimoli e nuove idee negli occhi dei corsisti. Sposto velocemente gli occhi sulla lavagnetta bianca che ho davanti e da un lato ci leggo “ti voglio bene fratellino”, probabilmente scritto per il titolare dalla maglietta blu elettrico. 
E alla luce di tutto penso che sì, forse non ne usciremo meglio di prima, ma sicuramente con la voglia di ricominciare, e di riprendere il filo del discorso che avevamo interrotto: di lavoro, di affetti. 
Di vita.

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Martina Vencato
Makeup Artist ed Estetista diplomata specializzata nella cura e preparazione della pelle. Oltre al makeup correttivo e sposa, si occupa del trucco per shooting, ADV e sfilate. E’ formatrice presso gli istituti professionali di estetica e tiene workshop rivolti ai professionisti del mondo della fotografia e della moda, in particolare a modelle e influencer.